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L’arbëresh presenta una ricca gamma di costruzioni verbali perifrastiche, a lungo trascurate dalla letteratura. Tra le più significative vi sono quelle che esprimono il valore progressivo realizzate tramite due strategie principali: (i) una pseudo-coordinazione con forme flesse del verbo ‘essere’ + e + verbo flesso, e (ii) una costruzione completiva con të (tə in (1.b)) + verbo flesso (cf. Çabej [1976] 1994: 100-101; Camaj 1971, 1977).
a. jam e tə sres
sono e ti chiamo
lett. ‘sono e ti chiamo’
‘ti sto chiamando’ (Portocannone, Savoia 2008: 18)
b. jam tə tə sres
sono Prt ti chiamo
lett. ‘sono che ti chiamo’
‘ti sto chiamando’ (Portocannone, Savoia 2008: 18)
Il presente contributo si propone di indagare la genesi e le proprietà di queste costruzioni in arbërisht. Le stesse, pure diffuse in albanese balcanico, non vengono mai impiegate per la codifica del valore progressivo, che è, invece, generalmente, espresso dalla particella invariabile po seguita da un verbo flesso all’indicativo presente (cf. es. ind. prs. dal ‘esco’ e prs. progressivo po dal ‘sto uscendo’) (Demiraj 1986: 1109, Joseph 2018: 1779-1780). Le strutture in (1) rappresentano dunque un’innovazione dell’albanese d’Italia, rispetto alla quale la letteratura tende a escludere un influsso diretto dell’italo-romanzo (Çabej [1976] 1994: 100-101), ipotizzando piuttosto contatti con altre lingue del contesto balcanico, quali il greco o le lingue slave (Altimari 2023: 234).
Il presente contributo riconsidera criticamente queste ipotesi. Un’indagine diacronica approfondita, sia sul versante albanologico sia su quello romanzo, mette in evidenza rilevanti corrispondenze strutturali tra arbërisht e romanzo (cf. il tipo sono che ti chiamo dal valore progressivo, sovrapponibile alle completive progressive arbëresh), le quali permettono di rivalutare il ruolo del contatto col romanzo nell’insorgenza di tali strutture. Si chiarisce così in che misura e attraverso quali dinamiche si sia configurato un fenomeno di interferenza, individuandone i fattori d’innesco e i successivi sviluppi. L’analisi dei dati rivela che le strutture in (1) hanno seguito uno sviluppo interno autonomo che ha condotto alla nascita di forme non flesse del verbo ‘essere’: una peculiarità già segnalata da Breu (1982: 378), ma finora rimasta ai margini della letteratura.
In conclusione, l’interazione tra fattori di contatto e dinamiche interne determina una riorganizzazione significativa del sistema verbale e aspettuale arbëresh, delineando così uno schema di mutamento potenzialmente rilevante per l’analisi di altre perifrasi arbëreshe ancora poco indagate.
Altimari, F., 2023. Progressivo e imminentivo nel sistema verbale dell’albanese d’Italia, «Biblioteca di Studi Slavistici», 53, pp. 227–244.
Breu, W., 1982. Forme verbali perifrastiche arbërisht, in Guzzetta, A. (a cura di), Etnia albanese e minoranze linguistiche in Italia. Atti del IX Congresso Internazionale di Studi Albanesi, Palermo, pp. 313–333.
Çabej, E., 1976. Storia linguistica e struttura dialettale dell’albanese d’Italia, «Problemi di morfosintassi dialettale», IX, Pisa, pp. 5–30. Riedito in: Altimari, F. e Savoia, L. M. (a cura di), I dialetti italo-albanesi. Studi linguistici e storico-culturali sulle comunità arbëreshe, Roma, Bulzoni Editore, 1994, pp. 85–105.
Camaj, M., 1971. La parlata albanese di Greci in provincia di Avellino. Firenze, Olschki.
Camaj, M., 1977. Die albanische Mundart von Falconara Albanese in der Provinz Cosenza, München, Trofenik.
Demiraj, S. 1986. Gramatikë Historike e Gjuhës Shqipe, Tirana, Shtëpia Botuese “8 Nëntori”.
Joseph, B. D., 2018. The syntax of Albanian, in Klein, J., Joseph, B. D. e Fritz, M. (eds.), Handbook of Comparative and Historical Indo-European Linguistics, vol. 3, Berlin–Boston, De Gruyter Mouton, pp. 1771–1788.
Savoia, L. M., 2008. Variazione e mescolanza linguistica nei sistemi arbëreshë: code-mixing, prestiti e convergenza in condizioni di bilinguismo, in Savoia, L. M. (a cura di), Studi sulle varietà arbëreshe, Rende, Università della Calabria, pp. 1–62.